La mia ambizione è costruire una vita tranquilla
Ho iniziato la mia carriera lavorativa credendo al mito degli stakanovisti e alla favoletta della carriera.
Credevo che il duro lavoro fosse la chiave per la soddisfazione personale e per raggiungere il cosiddetto “successo”.
Più che credevo, in realtà, ci speravo.
Ci speravo così tanto che quando avevo 22 anni sono riuscito a entrare in una grande multinazionale.
Il piano era sgobbare a testa bassa per scalare le gerarchie aziendali e ottenere sempre più responsabilità.
“Lavorare duro e fare carriera mi garantirà il rispetto, approvazione, realizzazione”
Mi ripetevo, quando passavo le notti insonni in fabbrica.
Quando le richieste extra del capo mi sabotavano i programmi.
Quando i colleghi mi sbattevano in faccia le loro vite di sacrifici.
Lavorare duro. Fare carriera. Diventare indispensabile.
Era diventata una filastrocca così ridondante che non mi ero mai fatto troppe domande a riguardo.
Avevo abbracciato in modo acefalo la cultura del sacrificio.
Il culto delle ore extra.
Il duro lavoro come strada per la redenzione.
Ma mentre sgobbavo per fare carriera ho notato che le cose, invece di migliorare, peggioravano.
Ero più stressato, più frustrato, più insoddisfatto.
Così ho iniziato a farmi domande e chiedermi dove mi avrebbe portato quella strada.
E allora ho fatto una cosa talmente banale che mi sono sentito un fesso per non averlo fatto prima.
Ho guardato le vite di chi era arrivato dove volevo arrivare io.
Non mi è piaciuta per niente.
Ore sprecate in riunioni inutili.
Weekend sabotati dal cellulare aziendale.
Tutta la vita subordinata a una job title su LinkedIn.
Lo stakanovista che si vanta dei suoi problemi di salute come fossero medaglie al valore.
Ho realizzato che ero caduto in una trappola.
La carriera promette sempre che il premio arriva dopo.
Dopo il prossimo avanzamento dopo la prossima promozione, dopo i prossimi dieci anni.
Ma il premio non arriva mai.
Arrivano solo più richieste.
Più responsabilità.
Più tempo passato in ufficio.
Ho capito che nessuno stipendio e nessuna job title mi avrebbero restituito gli anni che stavo buttando in quello schema Ponzi.
E che non volevo arrivare a 30 anni senza aver mai provato a costruire una vita secondo le mie regole.
Così mi sono messo a cercare una strada diversa.
Una strada che mi avrebbe portato alla realizzazione personale e professionale.
Ma che non avesse richiesto di sacrificare la mia vita sull’altare del lavoro.
Ecco cosa è successo dopo:
✅ Mi sono laureato in Economia e Marketing all’Università degli studi di Bari
✅ Sono stato Marketing Manager per una startup in fase di accelerazione in LVenture Group, il fondo di venture capital più attivo d’Europa.
✅ Ho tenuto interventi per gli studenti del Master in Digital Entrepreneurship di H-Farm e per gli studenti del Master in Corporate Event della Luiss Business School di Milano.
✅ Sono diventato speaker di eventi nazionali, parlando davanti a migliaia di persone di quanto sia importante rifiutare la definizione impacchettata di successo e costruirne una propria.
✅ Ho parlato agli studenti facoltà di Economia dell’Università di Bari e della facoltà di Economia di Taranto, mettendoli in guardia sulle insidie e le trappole del mondo del lavoro.
✅ Ho costruito una community online di oltre 25.000 persone con cui condivido ogni giorno riflessioni e strategie per sopravvivere alla frenesia del XXI secolo.
✅ Ho costruito ecosistema di prodotti e servizi digitali che hanno già servito oltre 2000 clienti in tutta Italia.
Mettere in dubbio i dogmi della cultura Fast mi ha permesso di dedicare il mio “duro lavoro” alla creazione di una condizione lavorativa che è di supporto, e non di ostacolo, alla mia vita e alle mie ambizioni personali.
Ho dato un nome a questa mia nuova filosofia di vita: Slow Life.
Vivere secondo i principi della Slow Life
La mia vita ha fatto un salto di qualità quando ho abbandonato l’idea di una vita “carriera-centrica” i cui ritmi imposti diventano sempre più massacranti.
Ho iniziato a vivere mettendo al centro il relax e i miei ritmi naturali.
Per farlo, ho dovuto scaricare alcune idee che mi erano state installate in testa dalla cultura Fast e sostituirle con concetti più funzionali a quello che volevo ottenere:
Il concetto di carriera è una trappola.
Gli stipendioni e le job title importanti non colmeranno mai l’insoddisfazione di una vita passata dietro la scrivania. Il vero successo è vivere una vita di qualità quando SEI FUORI DAL LAVORO.
Il tempo libero è il nuovo status.
In un mondo in cui si fa a gara a chi ha più impegni, il vero status è il tempo libero. Definisci le tue priorità e ignora tutto il resto: ti stupirai di quanto sia facile avere tempo libero.
Rilassarsi è una skill.
Alcune persone non hanno mai imparato come ci si rilassa perché la cultura Fast le ha educate al fatto che l’ozio è tempo sprecato. Quindi per loro rilassarsi è un’attività psicologicamente dolorosa.
Puoi essere ambizioso anche senza ammazzarti di lavoro.
La cultura Fast glorifica il burnout e convince le persone a prendere parte al malsano gioco in cui vince chi passa più ore in ufficio. L’unico modo per vincere a questo gioco è non partecipare!
Vuoi snobbare i ritmi frenetici imposti dal XXI secolo?
Portando sui miei canali online la filosofia Slow mi sono connesso con oltre 20.000 persone da tutta Italia che vogliono ridefinire il concetto di successo, abbandonando l’ossessione per la carriera a favore di una vita più autentica.
Il mio obiettivo è formare le nuove generazioni di professionisti del digitale, aiutandoli a sviluppare una carriera fondata sui principi della Slow Life.
Se vuoi lavorare con me puoi scegliere i miei servizi oppure la mia formazione.
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La mia ricerca della qualità della vita
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